Romanticaroma

RomanticaRoma

Dai sette colli / Sei / La lucciola dei romantici / Il mistero / Nell'infinito senza fine / Unica chiave di Pietro / Mille e mille amori / Nell'universo / Con i suoi manti di stelle / Piazze romantiche / Spagna, Trevi, Venezia, San Pietro, Pantheon, Navona, / E' magia / In ogni via c'è poesia. 

Home

Poesia

Soggetti cinematografici

News personaggi

Miani - Arpa - Cimarosa

TV Lourds - Karol Wojtyla

Il soffio invisibile - Alba di pace

il Creatore - Madre Teresa

poeta

scrittore

Scuola e Web segreteria

on-line di Pino Durante

progetti concorsi canzoni

Governo italiano - Ministeri

link: Roma City - Tutto Città

Leonardo e le Muse

Droga e Bullismo

Giovanni Battista Zumpano

[…] poeta allusivo, grafico dei sentimenti. Sentirsi soli in un universo senza sponde essere solidali in un amore senza fine... potrebbe essere questa la chiave di lettura delle emozioni a ventagli che Zumpano affida al suo discorso poetico. Un discorso audace e mite nello stesso tempo, sfiorato da una melanconia di attesa, perché l'incontro che chiede, non risponde mai pienamente all'ipotesi di una avventura senza trucco, ingorga ad ogni passo nella illusione dell'altro […]”.  

                                                                       Così si espresse a suo riguardo Padre Angelo Arpa,  Il Gesuita del cinema, collaboratore e critico di Federico Fellini,  nelle prefazioni dei libri “TU” 1980 e “RITAGLI IN BIANCO” 1982

Romanticaroma ricorda con affetto la scomparsa  dei suoi amici

Padre Angelo Arpa -  Il gesuita del cinema

Padre Angelo Arpa. Interessato a tutto e a tutti, rivelava, nei colloqui e negli scritti, un animo libero che non lo metteva mai comunque in contraddizione con l’abito che

indossava. Il cinema, ma anche la cultura, debbono molto al padre Angelo Arpa, il religioso gesuita morto di recente all’età di novantaquattro anni.

Io l’ho conosciuto negli anni Cinquanta quando tenevo dei corsi di cinema per gli studenti ecclesiastici dell’Università Gregoriana e li proseguivo, con proiezioni e dibattiti, nello scolasticato dei Gesuiti a piazza del Gesù. Colto, profondo, interessato a tutto e a tutti, rivelava, nei colloqui e negli scritti, un animo libero che non lo metteva mai comunque in contraddizione con l’abito che indossava e con le regole che la Compagnia di Gesù, in cui era entrato ventenne, gli aveva dato.
Viveva e operava a Genova dove insegnava filosofia all’istituto Arecco e dove fu tra i primi a sostenere e a diffondere quell’esperimento del cineforum avviato a Roma dal domenicano padre Morlion e da me portato avanti, come presidente, in quello stesso periodo. Dal ’60 al ’65 gli vidi organizzare in Liguria una rassegna interamente dedicata al cinema latinoamericano, la prima in questa ottica in Italia, cui fece presto seguire una delle sue iniziative maggiori, la creazione di quella Fondazione Columbianum con cui, oltre a continuare a occuparsi dei problemi culturali e sociali dell’America Latina, estendeva la sua sfera d’azione anche all’Africa «lasciata» diceva «in un abbandono vergognoso».
Intanto, però, mio fratello Brunello, che, come me, lo stimava e lo rispettava, ebbe occasione di fargli conoscere Federico Fellini di cui era collaboratore e da quel giorno del 1954 tra lui e Fellini si strinse un legame interrotto solo dalla morte di quest’ultimo. Un legame, appunto, che non tardò a confermare quanto il cinema e soprattutto quello di Fellini, dovessero a padre Arpa. Si
sa già molto di questo rapporto, specie per quelle circostanze che videro padre Arpa prendere le difese di Fellini e dei suoi film anche quando in tanti vi si schieravano contro. Era molto ascoltato dal cardinale Siri, allora arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, e non esitò così in varie occasioni a rivolgersi a lui per sostenere un autore di cui non solo era diventato amico ma che stimava al massimo. La prima volta fu nel ’57, per Le notti di Cabiria, osteggiato anche in molti ambienti cattolici. Dopo una proiezione privatissima in arcivescovado, il cardinale rassicurò padre Arpa che, a sua volta, rassicurò Fellini e dopo tutto filò liscio.

Un’impresa più difficile fu quella di tre anni dopo, quando Fellini, con La dolce vita, si trovò nell’occhio del ciclone, biasimato dall’Osservatore Romano e aggredito dalle destre. Anche questa volta il cardinale Siri prese le difese del film, alcuni scrittori gesuiti (padre Nazzareno Taddei su Letture) non risparmiarono consensi ben soppesati e meditati, ma ci volle tempo prima che il clamore e le molte riserve ufficiali si calmassero. Si leggano i retroscena di quell’episodio nell’ultimo libro di padre Arpa pubblicato nel ’96, L’arpa di Fellini. Insieme con altri argomenti (“Fellini persona e personaggio”, “Sesso e sessualità in Fellini”) c’è un capitolo intitolato “La dolce vita: cronaca di una passione”, che padre Arpa, con segreta ironia, sottotitolò “Pandemonio politico, religioso e culturgle che la creatura felliniana scatenò nella Roma degli anni Sessanta”. Si chiariranno molti equivoci. Del resto sono tanti i libri di padre Arpa che dovrebbero esser letti da tutti, specie adesso che si parla con decisione di Europa: Papi e papato al terzo millennio dell’era cristiana, ad esempio; e anche Progetto Europa (progetto filosofico operativo sulla storia dell’Europa culturale). Libri di cui, prima di morire il 27 marzo di quest’anno, padre Arpa donò tutti i diritti a quella Fondazione interregionale Europa e comunità mondiale che aveva fortemente voluta e poi alimentata con idee sempre nuove. Dobbiamo a quella Fondazione se si è visto pubblicato per intero il suo cammino culturale e operativo, dagli esordi alla sua sempre feconda attività anche negli ultimi anni. Il testo, cui hanno posto mano molti suoi estimatori e amici, si intitolerà allegoricamente Io sono la mia invenzione e conterrà anche numerose, autorevoli testimonianze di personalità a lui vicine, sia pure solo idealmente. Ho letto quella scritta a Gerusalemme dal cardinale Martini. Riassume in modo esemplare gli stessi sentimenti che provano tuttora quanti di noi hanno avuto la fortuna provvidenziale di essere amici di padre Arpa, il gesuita del cinema.

                                  Padre Angelo Arpa raffigurato in una vignetta di Federico Fellini                                                               Fonte:mensile internazionale "30 Giorni" Nella Chiesa e nel mondo - diretto da Giulio Andreotti - articolo a cura di Gian Luigi Rondi

Gaetano Miani - Pittore, Scultore, Incisore, Esperto di arte antica, Noto artista del novecento italiano

G. MianiMentre vedevi la luce eri circondato da pareti piene di buchi stracolmi di libri col tuo indice destro dipingevi il tuo ultimo quadro: un “Napoleone”. Carissimo zio Gaetano qui di seguito voglio raccontare il nostro ultimo incontro, il nostro ultimo discorso. La sera di venerdì 10/09/2009 alle ore 18,45, in ospedale al Policlinico Umberto I° reparto terapia d'urgenza  letto 26, ero seduto accanto al tuo letto. Eri tranquillo, felice di vedermi, la sera incontrarci era quasi  una consuetudine; la fatidica sera del venerdì mi hai fatto partecipe del tuo ultimo sogno, il tuo incontro  con la luce... Maria, tua moglie, era seduta accanto al tuo letto, l'asta della flebo e del monitor erano  distese in orizzontale in parallelo con il letto, tu eri in piedi sul letto e toccavi il soffitto altissimo pieno  di luce, una luce forte e immensa, intorno a te pareti con tantissimi buchi pieni, stracolmi di libri, tanti,  tanti, tanti libri; chiamavi Maria, gli infermieri, però nessuno ti sentiva; mentre eri immerso nella luce con il tuo dito, l'indice destro, illuminato dalla luce dipingevi il tuo ultimo, grande, capolavoro... un Napoleone. Notai che mentre raccontavi il tuo sogno stavi vivendo un'altra dimensione, ti ho parlato e riportato alla realtà,  ti dicevo ch'era un sogno, un incubo, però non mi ascoltavi, continuavi il tuo discorso della luce immensa;  osservavo il tuo viso disteso, sorridente, felice, era illuminato di una luce nuova non c'era nessuna sofferenza. Dopo poco mi hai risposto, ti parlavo di poesia, parlavamo della potenza della mente che con ritagli di ricordi  assembla storie surreali e fa viaggiare nell'immaginario facendoci vedere cose inverosimili; mentre ti  meravigliavi estasiato, mi dicevi che la mente possedeva una potenza straordinaria, tanto da poter fare in  modo che si potesse staccare dal corpo; era qualcosa di indescrivibile! A questo punto sei tornato alla  realtà hai chiesto da bere, mi hai parlato del successo e della tua soddisfazione per il museo di Troina,  hai raccontato della Finlandia, dei tanti e tanti lavori fatti nella vita; l'unico dispiacere che hai evidenziato  è stato quello di non avere l'agenda telefonica perché dovevi chiamare il mercante per dirgli di vendere  il quadro, anche se il mandato era scaduto. Poi mi hai chiesto di nuovo acqua io ti dissi di non bere molto altrimenti ti avrebbe fatto tossire compromettendo la respirazione. Mi raccontavi che in ospedale si mangiava bene, la camera era confortevole e che gli infermieri ed  i medici erano gentili, ti trattavano bene. Prima di andarmene via hai voluto che ti mettessi gli oggetti  personali sul tavolo vicino (occhiali, telefonino, acqua, ecc..) in modo che tu potessi raggiungerli con la mano, mi hai ringraziato per la visita e mi hai invitato ad andarmene a casa, ma sono rimasto altri  cinque minuti, eri contento, tranquillo e sorridente. Zio Gaetano ci siamo lasciati circa le ore 19,45 con  un arrivederci a domani, però... il tuo arrivederci a domani è stato un addio per tutti i tuoi cari. Ci hai lasciato un vuoto una tela bianca senza i tuoi colori quei colori con cui hai dipinto la vita.  Zio Gaetano ho voluto scrivere questo nostro ultimo incontro con le tue ultime parole perché mi hai  fatto un grande regalo, mi hai fatto partecipe dei tuoi pensieri, delle tue sensazioni , mi hai onorato  della tua luce. Mi hai descritto la tua ultima creazione il tuo ultimo dipinto, un capolavoro, un "Napoleone" dai  colori indescrivibili, dove prevaleva la “luce”. Carissimo zio Gaetano ora riposi a Prima Porta, ho capito che sia la vita che la morte non sono  stazioni di arrivo ma è solo un modo di viaggiare.    http://www.miani.com.br/gmiani.htm

Roma 11/09/2009                                                                                                                                                                                         di Giovanni Battista Zumpano

Tano  Cimarosa  - Attore, Caratterista del cinema italiano del novecento

 

Il noto attore caratterista Tano Cimarosa insieme al poeta scrittore Giovanni Battista Zumpano l'attore in segno di amicizia regala al poeta un clown

 

Nato a Messina è stato il più grande attore caratterista del cinema italiano del novecento. Senza di lui capolavori mondiali non avrebbero avuto lo stesso successo ...  Tano Cimarosa, pseudonimo di Gaetano Cisco è stato un attore, regista e sceneggiatore italiano.

Biografia

Fratello dei meno conosciuti attori Michele e Giovanni, dalla natia Sicilia si sposta a Roma dove nei primi anni '50 del XX secolo inizia la carriera di attore grazie ai grandi dell'epoca (Alberto Sordi, Franco e Ciccio, Nino Manfredi), impersonando quasi sempre lo stereotipo del siciliano medio, istintivo e sanguigno, dai ruoli comici a quelli drammatici.

La prima sua caratterizzazione di rilievo è quella del mafioso Zecchinetta ne Il giorno della civetta diretto nel 1967 da Damiano Damiani. In seguito compare accanto ad Alberto Sordi nel ruolo del padre di una numerosa famiglia ne Il medico della mutua, nel ruolo di un emigrato in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata e infine nel ruolo di una guardia carceraria in Detenuto in attesa di giudizio.

La regia

Negli anni '70 tenta anche la carriera registica, realizzando tre film: il thriller-erotico Il vizio ha le calze nere (1975), il poliziottesco No alla violenza (1977) e Uomini di parola (1980), film sul mondo della mafia girato nella provincia messinese.

In anni più recenti è stata una presenza costante nei film di Giuseppe Tornatore (Nuovo cinema Paradiso, L'uomo delle stelle, Una pura formalità).

Negli ultimi anni è apparso anche in alcuni sceneggiati RAI e Mediaset, tra i quali ricordiamo Don Matteo nel ruolo di zio Carmelo, parente del maresciallo Cecchini (Nino Frassica).

Filmografia

9 numeri (1-2-3-4-5-6-7-8-9) 10 quadrati

             statistiche

Copyright © romanticaroma 2004 - tutti i diritti riservati.
Per problemi o domande su questo sito Web contattare: info@romanticaroma.it