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Romanticaroma ricorda con affetto la scomparsa dei suoi amici |
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Padre Angelo Arpa - Il gesuita del cinema
indossava. Il cinema, ma anche la cultura, debbono molto al padre Angelo Arpa, il religioso gesuita morto di recente all’età di novantaquattro anni.
Io l’ho conosciuto negli anni
Cinquanta quando tenevo dei corsi di cinema per gli studenti ecclesiastici
dell’Università Gregoriana e li proseguivo, con proiezioni e dibattiti, nello
scolasticato dei Gesuiti a piazza del Gesù. Colto, profondo, interessato a tutto
e a tutti, rivelava, nei colloqui e negli scritti, un animo libero che non lo
metteva mai comunque in contraddizione con l’abito che indossava e con le regole
che la Compagnia di Gesù, in cui era entrato ventenne, gli aveva dato. Un’impresa più difficile fu quella di tre anni dopo, quando Fellini, con La dolce vita, si trovò nell’occhio del ciclone, biasimato dall’Osservatore Romano e aggredito dalle destre. Anche questa volta il cardinale Siri prese le difese del film, alcuni scrittori gesuiti (padre Nazzareno Taddei su Letture) non risparmiarono consensi ben soppesati e meditati, ma ci volle tempo prima che il clamore e le molte riserve ufficiali si calmassero. Si leggano i retroscena di quell’episodio nell’ultimo libro di padre Arpa pubblicato nel ’96, L’arpa di Fellini. Insieme con altri argomenti (“Fellini persona e personaggio”, “Sesso e sessualità in Fellini”) c’è un capitolo intitolato “La dolce vita: cronaca di una passione”, che padre Arpa, con segreta ironia, sottotitolò “Pandemonio politico, religioso e culturgle che la creatura felliniana scatenò nella Roma degli anni Sessanta”. Si chiariranno molti equivoci. Del resto sono tanti i libri di padre Arpa che dovrebbero esser letti da tutti, specie adesso che si parla con decisione di Europa: Papi e papato al terzo millennio dell’era cristiana, ad esempio; e anche Progetto Europa (progetto filosofico operativo sulla storia dell’Europa culturale). Libri di cui, prima di morire il 27 marzo di quest’anno, padre Arpa donò tutti i diritti a quella Fondazione interregionale Europa e comunità mondiale che aveva fortemente voluta e poi alimentata con idee sempre nuove. Dobbiamo a quella Fondazione se si è visto pubblicato per intero il suo cammino culturale e operativo, dagli esordi alla sua sempre feconda attività anche negli ultimi anni. Il testo, cui hanno posto mano molti suoi estimatori e amici, si intitolerà allegoricamente Io sono la mia invenzione e conterrà anche numerose, autorevoli testimonianze di personalità a lui vicine, sia pure solo idealmente. Ho letto quella scritta a Gerusalemme dal cardinale Martini. Riassume in modo esemplare gli stessi sentimenti che provano tuttora quanti di noi hanno avuto la fortuna provvidenziale di essere amici di padre Arpa, il gesuita del cinema. Padre Angelo Arpa raffigurato in una vignetta di Federico Fellini Fonte:mensile internazionale "30 Giorni" Nella Chiesa e nel mondo - diretto da Giulio Andreotti - articolo a cura di Gian Luigi Rondi |
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Gaetano Miani - Pittore, Scultore, Incisore, Esperto di arte antica, Noto artista del novecento italiano
Roma 11/09/2009 di Giovanni Battista Zumpano |
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Tano Cimarosa - Attore, Caratterista del cinema italiano del novecentoIl noto attore caratterista Tano Cimarosa insieme al poeta scrittore Giovanni Battista Zumpano l'attore in segno di amicizia regala al poeta un clown
Nato a Messina è stato il più grande attore caratterista del cinema italiano del novecento. Senza di lui capolavori mondiali non avrebbero avuto lo stesso successo ... Tano Cimarosa, pseudonimo di Gaetano Cisco è stato un attore, regista e sceneggiatore italiano. BiografiaFratello dei meno conosciuti attori Michele e Giovanni, dalla natia Sicilia si sposta a Roma dove nei primi anni '50 del XX secolo inizia la carriera di attore grazie ai grandi dell'epoca (Alberto Sordi, Franco e Ciccio, Nino Manfredi), impersonando quasi sempre lo stereotipo del siciliano medio, istintivo e sanguigno, dai ruoli comici a quelli drammatici. La prima sua caratterizzazione di rilievo è quella del mafioso Zecchinetta ne Il giorno della civetta diretto nel 1967 da Damiano Damiani. In seguito compare accanto ad Alberto Sordi nel ruolo del padre di una numerosa famiglia ne Il medico della mutua, nel ruolo di un emigrato in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata e infine nel ruolo di una guardia carceraria in Detenuto in attesa di giudizio. La regiaNegli anni '70 tenta anche la carriera registica, realizzando tre film: il thriller-erotico Il vizio ha le calze nere (1975), il poliziottesco No alla violenza (1977) e Uomini di parola (1980), film sul mondo della mafia girato nella provincia messinese. In anni più recenti è stata una presenza costante nei film di Giuseppe Tornatore (Nuovo cinema Paradiso, L'uomo delle stelle, Una pura formalità). Negli ultimi anni è apparso anche in alcuni sceneggiati RAI e Mediaset, tra i quali ricordiamo Don Matteo nel ruolo di zio Carmelo, parente del maresciallo Cecchini (Nino Frassica). Filmografia |
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9 numeri (1-2-3-4-5-6-7-8-9) 10 quadrati
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